Pietro Mennea: per Barletta un nuovo grande primato

 

Roma, 9 Gennaio 2004

Ill.mo
Presidente Carlo Azeglio Ciampi
Presidenza della Repubblica
P. Quirinale, 41
ROMA


Illustre Presidente,
con la presente desidero segnalare alla Signoria Vostra un fatto di inaudita gravità, lesivo dei più elementari principi relativi ai diritti umani, la cui eco rimbalza in maniera alquanto flebile sulla stampa mondiale, per quanto esso presenti tutte le caratteristiche di una vera tragedia. Di recente si è appreso che in Birmania, odierno Myanmar, la giunta militare al potere, capeggiata dal generale Khin Nyunt, ha condannato a morte il direttore della rivista sportiva “FIRST ELEVEN”, il trentasettenne Zaw Thet Htwe, con l’accusa infondata di aver cospirato, insieme ad otto dei suoi colleghi, per uccidere i leaders che da tempo amministrano quel Paese con un sistema oppressivo e dittatoriale. Arrestati in assoluta assenza di un mandato giuridico, i giornalisti sono stati processati in maniera sommaria, senza l’assistenza di alcun legale libero da pressioni e condizionamenti e senza la presenza di osservatori internazionali che garantissero un procedimento giudiziario rispettoso dei più elementari diritti di equità e di giustizia. Per tutti gli imputati è stata pronunziata la condanna alla pena capitale e per loro si sono aperte le porte di un carcere speciale in attesa dell’esecuzione della sentenza.
A quanto pare, però, la sola colpa dei condannati consiste nel fatto di aver assunto una posizione alquanto critica nei confronti delle malefatte operate dal regime ai danni del popolo birmano, al punto da aver denunciato, senza mezzi termini, le ruberie delle quali i leaders si sono resi protagonisti: donazioni internazionali ammontanti a svariati milioni di dollari e destinate allo sviluppo e alla promozione dello sport in Birmania sono infatti scomparse nel nulla, destinate a scopi non troppo chiari.

Il governo militare, per mantenere in vita l’attuale sistema corrotto, oppressore e contrario a tutti i più elementari principi della democrazia, si appropria persino dei fondi destinati allo sport, senza che neanche una minima parte di essi venga destinata agli scopi prefissi.
Tutto questo è stato rilevato e denunciato tanto dal direttore Zaw Thet Htwe quanto dagli altri giornalisti condannati a morte e questa è la loro sola colpa.
Mi appello dunque alla Sua sensibilità, notoriamente protese verso la tutela dei diritti umani, affinché sia evitato, questo ennesimo atroce crimine. Se la pena di morte è sanzione deprecabile per i colpevoli, a maggior ragione lo è per gli innocenti: l’uccisione arbitraria e illegale di nove onesti cittadini birmani costituirebbe l’ennesima profonda ferita inferta ad una democrazia mondiale per molti versi già malconcia in questo incipit del terzo millennio.
Sperando di ricevere un cenno di riscontro, l’occasione è gradita per porgere i miei più cordiali saluti.

On. Avv. Pietro Mennea