| Mennea riparte dalla storia
Da: "Il Manifesto" del 23 novembre 2006, di Enrico Campofreda
Alla lezione dell'illustrissimo storico dell'età romana professor Canfora, inserita nel ciclo organizzato dall'Editore Laterza con pienoni domenicali all'Auditorium di Roma, è capitato di incontrare la scorsa settimana Pietro Paolo Mennea. Proprio l'olimpionico di Mosca ed ex primatista mondiale dei 200 piani, record fra i più longevi dell'atletica di tutti i tempi Un libro sul doping in uscita, una cattedra in diritto dello sport, il velocista azzurro era seduto tra il pubblico ad ascoltare.
Mennea s'interessa anche di Storia?
E' sempre stata la mia passione. Negli ultimi anni l'ho rinfocolata con la laurea in Lettere.
Ormai ne annovera parecchie, un po' come le medaglie...
Lo faccio con naturalezza, non è affatto una gara. Iniziai con Scienze Politiche, poi Giurisprudenza e Scienze Motorie. Ultimamente Lettere. Alcuni titoli sono funzionali alla mia professione, altri derivano dall'approfondimento d'interessi personali.
Rapito dalla Storia romana?
Assolutamente sì, lì ho riportato la valutazione più alta del mio corso di studi. Sono nato a otto chilometri da Canne,e i suoi luoghi archeologici mi affascinano da sempre. Da ragazzo passai giorni nella piana di Sibari e nel Metaponto, poi vacanze a Pompei. Quand'ero a Formia ad allenarmi svicolavo dal campo per visitare il tempio di Giove a Terracina. Possiedo una cospicua biblioteca di 50.000 volumi di cui oltre 6.000 di storia che ho girato alla Fondazione onlus che porta il mio nome e che vorrei trasferire nella capitale. Sto incontrando alcune personalità del mondo della cultura per vedere se è possibile. Servirà un luogo adatto per ospitare il materiale, mi piacerebbe trovare un edificio non lontano dalle aree archeologiche.
Quando correva, coltivare una passione simile era un'eccezione.
Da figlio del Sud e di famiglia non agiata avevo intrapreso studi tecnici. Poi ho compreso l'importanza della cultura umanistica che dà la formazione migliore: dopo il liceo classico puoi diventare insegnante ma anche medico, biologo, ingegnere. Così l'ho rincorsa negli anni ed è stato un utile tragitto a ritroso. La prima laurea l'ho presa quando ancora gareggiavo, di nascosto da Carlo Vittori, al quale dicevo di andare dai miei quando mi recavo a dare un esame. Questo perché la preparazione ferrea dell'epoca non prevedeva altri pensieri. Invece studiare era un piacere assolutamente compatibile con la fatica fisica. A laurea conseguita svelai tutto al mio allenatore ricevendone complimenti grandi come per il record del mondo.
Come trova l'attenzione dei giovani verso la cultura?
I ragazzi hanno sete di sapere, bisogna assecondarli e farlo bene. Una lezione come questa del professor Canfora rappresenta il top tanto è elevato l'approfondimento, sciorinato però in maniera comprensibile e avvincente. In simili situazioni ognuno di noi vive il desiderio di tornare allievo. Da giovani si sottovaluta l'importanza di avere bravi insegnanti, a volte lo si capisce tardi quando l'età dell'oro è dietro le spalle. Ai miei studenti infondo soprattutto l'idea d'investire per il futuro con la cultura.
E la mercificazione dei titoli denunciato da alcuni accademici?
La scorciatoia dei titoli comprati è come il doping nello sport: non porta da nessuna parte perché il bluff viene scoperto e la selezione comunque la fa la vita.
Invece la richiesta di cultura nella società cresce, lo dimostra il successo di, manifestazioni come questa dell`Auditorium.
E' un eccellente segnale, sono fiducioso. La cultura è un gioiello della società civile, non si può né si deve trascurare e quando vedo i tagli di fondi operati dai governi a danno di questa voce, della ricerca, della sperimentazione mi sento offeso come uomo e come cittadino. Dal '99 al 2004 in qualità di eurodeputato ho potuto confrontare le condizioni di altre nazioni e ho visto quanto stiamo arretrando su questo fronte. E' una condotta suicida perché paesi che hanno un decimo del nostro patrimoni lo valorizzano, noi lo dimentichiamo. Con una gestione oculata di storia e arte il nostro Pil salirebbe alle stelle.
Della lezione di Luciano Canfora cosa l'ha colpita di più?
Il professore ha tenuto una lezione magistrale. Ci ha condotti per mano con una fascinazione senza pari. Ci ha reso familiare la psicologia di Ottaviano che sin da bambino aveva respirato aria di gloria imparando a pensare in grande senza cadere nella velletarietà. Utilissimi i paralleli con la storia recente, il discorso d'una «marcia su Roma» avvenuta più di Duemila anni prima di quella mussoliniana smitizzando dunque soluzioni credute originali, a testimonianza di corsi e ricorsi anche nella gestione opportunistica delle istituzioni: i tentennamenti del Senato romano come quelli del Re Vittorio nel 1922.
Le qualità maggiori per un docente?
La padronanza della materia, la semplicità del linguaggio su temi complessi. E il carisma.
Dai ministeri Berlinguer e Moratti le istituzioni scolastiche e universitarie hanno subìto colpi e regressioni. Lei come la vede?
Non la vedo bene affatto. Le scuole dell'obbligo e le superiori devono produrre formazione, non avanzamento immeritato. Il «promuovificio» scolastico mette i brividi, siamo passati da una scuola selettiva in modo magari sbagliato di parecchi decenni fa a una nonscuola dove tutto è superficiale, facilitato, assurdamente accondiscende. Vai male in matematica e ripari col corsetto di musica. I crediti formativi? Una ridicola scorciatoia che amplia anziché sanare le falle. Mantenere basso il livello del sapere è una strada che favorisce le oligarchie ai danni dell'intera comunità che non può non impoverirsi dal cattivo funzionamento dell'istruzione. In molti casi c'è il chiaro intento di far avanzare la mediocrità perché è facilmente manipolabile e ricattabile.
Insuperabile sportivo, uomo pubblico prestato alla politica, docente, cos'altro è Mennea?
Un uomo che non si sente mai arrivato. Pronto sempre a ripartire. Come faceva dai blocchi.
Enrico Campofredo
"Il Manifesto"
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