Pietro Mennea: per Barletta un nuovo grande primato

 

Comunicato stampa

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Da: Liberali Democratici Europei

Contrariamente a quanto auspicato dal sottosegretario, Mario Pescante, con delega allo sport (ex presidente CONI costretto a dimettersi a seguito dello scandalo del laboratorio antidoping dell’Acquacetosa), sembra che il tentativo di sospendere o di modificare la nostra valida legge antidoping durante le Olimpiadi, sia stato fermato, anche perché non è pensabile adeguare una legge dello Stato alle normative del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e della Wada (Agenzia Antidoping), notoriamente più tenere verso gli atleti dopati. Ovviamente riteniamo che l’obiettivo del nostro Sottosegretario non sia quello di proteggere i disonesti, ma più realisticamente crediamo che sia in atto, da parte del Comitato Olimpico e del suo presidente Jacques Rogge, un’azione lobbystica volta a ribadire e conservare, a livello mondiale, l’autonomia dello sport e dei suoi organismi dirigenti, dai poteri statali e politici. Aspirazione legittima anche se non sempre condivisibile, poiché nasconde i tanti fallimenti delle politiche sportive, ad iniziare dall’eccessiva spettacolarizzazione affaristica delle Olimpiadi, per finire con una certa disattenzione verso le nuove problematiche che si vanno determinando nel mondo dello sport. Ed è proprio a seguito di questo lassismo che l’Italia, insieme ad altri Paesi membri dell’Unione Europea tra cui la Francia, ha promulgato una legge penale molto efficace e ancora migliorabile, che prevede pene severe compreso l’arresto, per chi fa uso di sostanze e pratica metodi dopanti, ma anche garanzie giuridiche a tutela della salute dell’atleta. La sua applicazione sta dando buoni risultati e pertanto stupisce che il CIO (che è bene ricordarlo è un Organismo di diritto privato) possa chiederne la sua modifica o la momentanea sospensione che, tra l’altro, risulterebbe giuridicamente improponibile, mentre bisognerebbe sollecitare anche gli altri singoli Stati affinché approvino leggi ordinarie come la nostra, utili per combattere la piaga del doping e difendere i veri valori dello sport (soprattutto in occasione di una Olimpiade) da tutte le scorciatoie atletiche e morali.
A proposito dei controlli antidoping, il Ministro della salute, ha emesso un decreto in cui ha ribadito che l’attività di controllo antidoping, dovesse essere svolta dalla legge italiana (n. 376/2000) su tutte le manifestazioni sportive nazionali ed internazionali, che si svolgono sul territorio italiano e quindi anche per quanto riguarda i Giochi Olimpici di Torino 2006.
In tutta questa vicenda, forse, la più sorprendente è stata la reazione del presidente del Coni, il quale attraverso una lettera al Presidente del Consiglio, Berlusconi, ha chiesto il ritiro del decreto emesso dal Ministro della Salute, minacciando, in caso contrario, che il Coni ricorrerà al TAR, dimenticando che dovrebbe essere compito del Coni, auspicare più controlli antidoping che offrano un contributo alla tutela della salute degli atleti.
Infatti, in Francia, dove esiste una legge penale contro il doping, durante il Tour de France, i controlli sono effettuati dallo Stato, dalla Federazione e da organismi privati, e per la circostanza nessuno ha niente da obiettare.
Invece, in Italia, il Coni, ente pubblico, ricorre al TAR, contro il Ministero competente, sostenendo che è l’ente sportivo ad effettuare i controlli.
Mentre, l’obiettivo del Coni è ben altro, cioè fare in modo che la politica, la strategia ed i controlli antidoping devono rimanere di competenza esclusiva degli enti sportivi, che in questa lotta (battaglia) hanno dimostrato di avere fallito.
Non è più mistero che questa vicenda si è trasformata anche in una lotta politica tra gli esponenti di Forza Italia (Pescante), Petrucci (Coni) e quelli di AN (Storace), ma lo sport vero e i valori che rappresenta sono gli unici che escono sconfitti, da questa vicenda.

Roma, 19 Gennaio 2006

Liberali Democratici Europei
Il Segretario Politico
On. Avv. Pietro Mennea