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Da: Liberali Democratici Europei
Contrariamente a quanto auspicato dal sottosegretario, Mario Pescante,
con delega allo sport (ex presidente CONI costretto a dimettersi
a seguito dello scandalo del laboratorio antidoping dell’Acquacetosa),
sembra che il tentativo di sospendere o di modificare la nostra
valida legge antidoping durante le Olimpiadi, sia stato fermato,
anche perché non è pensabile adeguare una legge dello
Stato alle normative del CIO (Comitato Olimpico Internazionale)
e della Wada (Agenzia Antidoping), notoriamente più tenere
verso gli atleti dopati. Ovviamente riteniamo che l’obiettivo
del nostro Sottosegretario non sia quello di proteggere i disonesti,
ma più realisticamente crediamo che sia in atto, da parte
del Comitato Olimpico e del suo presidente Jacques Rogge, un’azione
lobbystica volta a ribadire e conservare, a livello mondiale, l’autonomia
dello sport e dei suoi organismi dirigenti, dai poteri statali e
politici. Aspirazione legittima anche se non sempre condivisibile,
poiché nasconde i tanti fallimenti delle politiche sportive,
ad iniziare dall’eccessiva spettacolarizzazione affaristica
delle Olimpiadi, per finire con una certa disattenzione verso le
nuove problematiche che si vanno determinando nel mondo dello sport.
Ed è proprio a seguito di questo lassismo che l’Italia,
insieme ad altri Paesi membri dell’Unione Europea tra cui
la Francia, ha promulgato una legge penale molto efficace e ancora
migliorabile, che prevede pene severe compreso l’arresto,
per chi fa uso di sostanze e pratica metodi dopanti, ma anche garanzie
giuridiche a tutela della salute dell’atleta. La sua applicazione
sta dando buoni risultati e pertanto stupisce che il CIO (che è
bene ricordarlo è un Organismo di diritto privato) possa
chiederne la sua modifica o la momentanea sospensione che, tra l’altro,
risulterebbe giuridicamente improponibile, mentre bisognerebbe sollecitare
anche gli altri singoli Stati affinché approvino leggi ordinarie
come la nostra, utili per combattere la piaga del doping e difendere
i veri valori dello sport (soprattutto in occasione di una Olimpiade)
da tutte le scorciatoie atletiche e morali.
A proposito dei controlli antidoping, il Ministro della salute,
ha emesso un decreto in cui ha ribadito che l’attività
di controllo antidoping, dovesse essere svolta dalla legge italiana
(n. 376/2000) su tutte le manifestazioni sportive nazionali ed internazionali,
che si svolgono sul territorio italiano e quindi anche per quanto
riguarda i Giochi Olimpici di Torino 2006.
In tutta questa vicenda, forse, la più sorprendente è
stata la reazione del presidente del Coni, il quale attraverso una
lettera al Presidente del Consiglio, Berlusconi, ha chiesto il ritiro
del decreto emesso dal Ministro della Salute, minacciando, in caso
contrario, che il Coni ricorrerà al TAR, dimenticando che
dovrebbe essere compito del Coni, auspicare più controlli
antidoping che offrano un contributo alla tutela della salute degli
atleti.
Infatti, in Francia, dove esiste una legge penale contro il doping,
durante il Tour de France, i controlli sono effettuati dallo Stato,
dalla Federazione e da organismi privati, e per la circostanza nessuno
ha niente da obiettare.
Invece, in Italia, il Coni, ente pubblico, ricorre al TAR, contro
il Ministero competente, sostenendo che è l’ente sportivo
ad effettuare i controlli.
Mentre, l’obiettivo del Coni è ben altro, cioè
fare in modo che la politica, la strategia ed i controlli antidoping
devono rimanere di competenza esclusiva degli enti sportivi, che
in questa lotta (battaglia) hanno dimostrato di avere fallito.
Non è più mistero che questa vicenda si è trasformata
anche in una lotta politica tra gli esponenti di Forza Italia (Pescante),
Petrucci (Coni) e quelli di AN (Storace), ma lo sport vero e i valori
che rappresenta sono gli unici che escono sconfitti, da questa vicenda.
Roma, 19 Gennaio 2006
Liberali Democratici Europei
Il Segretario Politico
On. Avv. Pietro Mennea
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